In fondo la vita è così; qualcosa di felice, poi qualcosa di triste. Non è così complicato.
In questi giorni questo invisibile processo si è reso talmente accentuato da poter essere percepito. Credo di essere scoppiata di gioia quando passando davanti ad un bar una musica familiare mi ha fatto ritornare indietro per ascoltare meglio. Brielle. Sky Sailing. E come se quella canzone fosse stata fatta da te ti senti felice, perchè nessuno la conosceva. E poi passi e ti accorgi che va in un bar. E' strano, ma ci si sente bene, mi sono affezionata a questa musica. Credo di aver avuto il sorriso stampato sulla faccia per le tre ore successive. E poi, beh. Credo di aver visto il tramonto più spettacolare che potessi chiedere. Era come se il cielo fosse intinso nell'oro, come se piccoli spruzzi di bianco fossero caduti sulla tela di un pittore impressionista. Ed attorno a quelle nuvole si diramavano i raggi del sole rosso che stava scendendo dietro l'orizzonte. Per un attimo, tutto fu viola.
Si, fu viola come il tramonto a Salazar, come uno splendido fiore, come una luce accecante ma che nello stesso istante così bella da mozzarti il fiato. Poi in quel viola, sfumature d'arancio, giallo, azzurro. Così il cielo era diventato un dipinto che solo pochi avrebbero potuto ammirare. Attraverso il finestrino dell'autobus, io e Gen siamo rimaste senza fiato fino al capolinea, quando ormai di quel spettacolo rimaneva soltanto un'alone colorato ad ovest. Quella sera stessa una gelida malinconia era arrivata.
E poi, un pomeriggio. Io e Gen, come alle elementari a cercare di combinare qualcosa di decente con scottex e colla vinilica. Tornare indietro nel tempo per qualche ora. Qualcosa di raro e prezioso. L'entusiasmo, la totale voglia di costruire tutto il necessario per un cosplay. Avevo letto del Lucca comics pochi giorni prima.
Poi una conversazione strana ed inaspettata con Rip. E di nuovo come piccoli spilli di ghiaccio la solitudine, la tristezza tornano. Come tornano i malanni, il raffreddore, il naso perennemente chiuso, il mal di testa e la febbre. Tornano le nuvole, tornano quelle mattine dove ancora non si vede traccia del sole e la luna, come in un film, è ancora nel cielo.
Ho voglia di scrivere, di descrivere qualunque cosa usando tutti gli aggettivi che conosco, di mettere su carta ciò che penso. Ma poi, alzo gli occhi e trovo una pila di libri e quadarni sul tavolo, alcuni ancora aperti su ciò che dovrei finire per domani. Così mi abbandono alla stanchezza del periodo e mi rassegno alla routine. Senza ritagliarmi quel piccolo spazio per scrivere le storie che mi frullano in testa durante le lezioni di matematica.
In questi giorni questo invisibile processo si è reso talmente accentuato da poter essere percepito. Credo di essere scoppiata di gioia quando passando davanti ad un bar una musica familiare mi ha fatto ritornare indietro per ascoltare meglio. Brielle. Sky Sailing. E come se quella canzone fosse stata fatta da te ti senti felice, perchè nessuno la conosceva. E poi passi e ti accorgi che va in un bar. E' strano, ma ci si sente bene, mi sono affezionata a questa musica. Credo di aver avuto il sorriso stampato sulla faccia per le tre ore successive. E poi, beh. Credo di aver visto il tramonto più spettacolare che potessi chiedere. Era come se il cielo fosse intinso nell'oro, come se piccoli spruzzi di bianco fossero caduti sulla tela di un pittore impressionista. Ed attorno a quelle nuvole si diramavano i raggi del sole rosso che stava scendendo dietro l'orizzonte. Per un attimo, tutto fu viola.
Si, fu viola come il tramonto a Salazar, come uno splendido fiore, come una luce accecante ma che nello stesso istante così bella da mozzarti il fiato. Poi in quel viola, sfumature d'arancio, giallo, azzurro. Così il cielo era diventato un dipinto che solo pochi avrebbero potuto ammirare. Attraverso il finestrino dell'autobus, io e Gen siamo rimaste senza fiato fino al capolinea, quando ormai di quel spettacolo rimaneva soltanto un'alone colorato ad ovest. Quella sera stessa una gelida malinconia era arrivata.
E poi, un pomeriggio. Io e Gen, come alle elementari a cercare di combinare qualcosa di decente con scottex e colla vinilica. Tornare indietro nel tempo per qualche ora. Qualcosa di raro e prezioso. L'entusiasmo, la totale voglia di costruire tutto il necessario per un cosplay. Avevo letto del Lucca comics pochi giorni prima.
Poi una conversazione strana ed inaspettata con Rip. E di nuovo come piccoli spilli di ghiaccio la solitudine, la tristezza tornano. Come tornano i malanni, il raffreddore, il naso perennemente chiuso, il mal di testa e la febbre. Tornano le nuvole, tornano quelle mattine dove ancora non si vede traccia del sole e la luna, come in un film, è ancora nel cielo.
Ho voglia di scrivere, di descrivere qualunque cosa usando tutti gli aggettivi che conosco, di mettere su carta ciò che penso. Ma poi, alzo gli occhi e trovo una pila di libri e quadarni sul tavolo, alcuni ancora aperti su ciò che dovrei finire per domani. Così mi abbandono alla stanchezza del periodo e mi rassegno alla routine. Senza ritagliarmi quel piccolo spazio per scrivere le storie che mi frullano in testa durante le lezioni di matematica.




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