Un'inverno al gusto di menta.

Oh sì. Voglio che sappia di menta forte e che, in un futuro, il solo odore di menta mi riporti a pensare a questo inverno. E voglio che quest'inverno mi faccia pensare alla musica che ogni attimo mi ha accompagnato, perchè è semplicemente bellissima (come se non lo avessi già detto).
Ma cercando di fare la persona normale, ho ascoltato per una giornata intera musica "commerciale". Era gradevole, assolutamente, il ritmo coinvolgeva... E poi? Tanto mal di testa. Ovunque tamburi, il ritmo scandito con violenti colpi che fanno tremare la testa. Canzoni belle da ascoltare una o due volte, su cui ballare o scatenarsi, e basta. Ho dovuto ascoltare qualche brano suonato al piano per placare le vibrazioni di quel ritmo così insistente.
Ho voglia di menta. Menta forte e fredda, gelata.
Caspita, ho voglia di Natale! Rivoglio le canzoncine inquietanti che suonano i megafoni sulla piazza deserta, le decorazioni, i balocchi, le luci sui balconi, i mercatini, gli alberi addobbati, gente che cerca di essere allegra, perchè come si dice; "a Natale si è tutti più buoni". E voglio slogan senza senso a pubblicizzare panettoni strapieni di calorie, i film che ormai conosco a memoria sulle renne o sulle avventure di babbo natale.
Oltre al mal di testa però, è arrivata una valanga di ricordi. Visitare la vecchia scuola è stato come credere di esserci ancora; aver paura della prof di francese, fare gli stupidi, sentirsi interrogati mentre si risponde alle domande sul nuovo anno da parte dei professori.
Ricordo quando l'anno scorso i ragazzi che avevano scelto un liceo ce ne venivano a parlare... Mi ero immaginata una scuola assolutamente impossibile, avevo dubitato di voler seguire questa strada. Tuttora vorrei fare un artistico, ma vorrei anche studiare scienze, e l'arte può rimanere una passione che prende forma fuori dall'ambito scolastico.
"Quante ore studiate al giorno?" aveva chiesto la prof di francese, aspettandosi ovviamente una cifra alta.
"Quattro" ha risposto un mio vecchio compagno di classe, per ingraziarsi l'insegnante, cosa che non era riuscito a fare l'anno prima.
"Tre ore per gli scritti, e poi fino a mezzanotte per lo studio delle altre materie." ha detto Jamie. Avrei voluto ridere! Va bene incitare i ragazzi a prepararsi ad una scuola difficile, ma a tal punto? "Dipende dai giorni, a volte non si esce di casa ed altre in un'ora si è risolto tutto." abbiamo risposto io e Gen. Si, insomma, non siamo sommersi dai compiti.
"E come vanno i temi?" ha chiesto la prof di italiano rivolgendosi a me in particolare. Non ho potuto rispondere. A scuola noi i temi non li facciamo, ed è una grave mancanza. Ho bisogno di scrivere, e se non lo faccio qui o sul GdR, dove? Adoro scrivere, ed anche se non sono un asso, non ne faccio una tragedia.
L'insegnante di matematica ci ha salutate di fretta, impegnata a gestire una situazione "tesa" in una classe, quella di inglese non si è dilungata molto, come quella di educazione fisica. Rientrare nell'aula di arte è stato meravigioso, i nostri disegni ancora appesi alla parete...
Quanti ricordi, quante emozioni vissute tra quelle mura.